Uno spunto di riflessione sui rapporti tra SEO ed evoluzione dei motori di ricerca.
Volendo analizzare in macro-tappe la storia dei motori di ricerca, nella strategia utilizzata per la costruizione gli indici, possiamo definire una prima fase basata sulle tecniche di analisi testuale ereditate dall’information retrieval; tali tecniche, rivelatesi inadeguate a offire risultati contraddistinti da una rilevanza accettabile, sono state in seguito affiancate dal paradigma basato sulla link analysis, di cui PageRank è l’esempio universalmente più conosciuto. Anche questa stategia, inizialmente impostata su un approccio quantitativo nel conteggio dei backlinks, si è rivelata debole, offrendo il fianco alle numerose tecniche di spamdexing e costringendo gli ingegneri di Google a rilasciare numerosi aggiornamenti per coprirne di volta in volta le lacune. Tali aggiornamenti hanno voluto porre un freno allo spam e nel contempo mutare l’approccio della link analysis in senso qualitativo, introducendo altresì elementi per meglio monitorare la bontà e la naturalezza dei contenuti (vedi topic distillation e latent semantic indexing). Ora mi chiedo, dal momento che le speranze di sviluppo del web semantico e di agenti intelligenti per i motori di ricerca sono tuttora vive – ne sono la dimostrazione le ricerche nel campo attualmente in corso (come ad esempio WebFountain dell’IBM)- il SEO ha qualche possibilità di battersi in un’opera di rivoluzione culturale, in primis presso i proprio clienti, per ottimizzare i siti degli stessi non solo in prospettiva ROI, ma anche spingendoli verso un atteggiamento costruttivo nei confronti di un’evoluzione dei motori di ricerca in tal senso,a partire da un’impegno semantico sul codice, alla cura delle etichette e all’idea che nel futuro “tutto debba farsi trovare in maniera più immediata e naturale”? Tale approccio, la cui applicabilità è naturalmente complessa nelle pratiche professionali di tutti i giorni, accelererebbe tuttavia la svolta semantica del Web, favorendo inoltre la percezione del SEO come un’attività che può dare buoni risultati a sito già fatto, ma ancora migliori se coinvolta nella progettazione e costruzione del sito. I vantaggi di un tale scenario sarebbero evidenti per tuute le parti in causa: il SEO, che amplierebbe la sua area operativa; i clienti, che di fronte a un progetto di comunicazione coerente in tutte le sue parti potrebbero integrare il discorso ROI in una strategia pianificata a priori, senza essere costretti a chiedere la luna (o scorciatoie…) all’ultimo momento alle agenzie; infine il Web, per il quale un tale ordine rappresenterebbe la struttura portante di quel tanto atteso Web semantico, spinto dal basso dalla Forza dei Molti (Battelle) e dall’alto dalla ricerca tecnologica. Sarà solo utopia? Spero l’ardua sentenza non tocchi ai posteri, ma magari un po’ prima…

